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Qual è il ruolo di Freud e la psicoanalisi ad un secolo e più della sua formulazione nella Interpretazione dei sogni? E l’interpretazione dei sogni e indagine della mente che sogna ha ancora un senso o le nuove correnti  psicologiche, il Dreamwork e le moderne neuroscienze ne hanno soppiantato il ruolo? Queste sono le domande che si pone Mauro Mancia in questo articolo pubblicato nell’anno 2000.  

freud e la psicoanalisi

freud e la psicoanalisi

Freud e la psicoanalisi, l’interpretazione dei sogni cent’anni dopo la sua pubblicazione, vengono presi in considerazione in questo articolo di Mario Mancia intitolato “Edipo fra sogni e desideri”  pubblicato il 29 gennaio dell’anno 2000 sul quotidiano l’Unità.

Da allora sono passati 15 anni, ma le domande restano attuali perchè il dottore di Vienna ha segnato  un cammino che, con ostacoli, incidenti di percorso  e deviazioni è stato imboccato sia dalla psicologia, nei suoi diversi modi di lavorare con i sogni. che dalle moderne neuroscienze.

Un articolo che indaga su Freud e la psicoanalisi, sugli elementi innovativi e di rottura con la tradizione presenti nel libro,  dalla relazione con l’inconscio,  al complesso di Edipo, al ruolo della libido, del desiderio, della censura.

Ma non va dimenticato il  concentrarsi freudiano sul sogno come custode del sonno, sui meccanismi di inclusione nel sogno di rumori  e stimoli fisici disturbanti.

Ci vorrà ancora mezzo secolo per la scoperta della fase REM, ma dalla pubblicazione dellInterpretazione dei sogni di Freud il sonno non sarà più un momento “vuoto” e privo di significato.

Di seguito l’articolo di Mauro Mancia nel suo  l’excursus sintetico, ma preciso di questo movimento di idee  che ha aperto una strada maestra alla ricerca sull’uomo e sui sogni.

Freud e la psicoanalisi nell’articolo di Mauro Mancia

Questo è un anno importante per i sogni: ricorre infatti il centenario della pubblicazione di un famoso libro di Sigmund Freud: “L’interpretazione dei sogni”. Bisogna dire subito che alla sua uscita questo libro non ebbe molti lettori ed ebbe critiche anche severe da parte degli scienziati dell’epoca.

Tuttavia il libro è stato ed è tuttora di un’importanza fondamentale per lo studio della nostra mente. Possiamo domandare perché. La risposta è che Freud, interpretando i propri sogni e quelli dei suoi pazienti nevrotici, è stato in grado di dare per la prima volta un significato a questi pensieri ed emozioni della notte collegandoli a una parte della nostra personalità che è nascosta rispetto alla nostra percezione cosciente e che può emergere proprio nel sogno: l‘”inconscio”.

Ne “L’interpretazione dei sogni” Freud dunque propone il lavoro sul sogno come la via regia per raggiungere l’inconscio e dà del sogno una definizione che farà discutere generazioni di analisti dopo di lui ma che il padre della psicoanalisi non abbandonerà mai nel corso della sua lunga vita: la “soddisfazione allucinatoria di un desiderio rimosso nell’infanzia”.

Ne deriva che l’inconscio è la forza motrice che spinge l’apparato psichico a lavorare nel sogno e che il sogno è determinato a sua volta dal “desiderio” che deve soddisfarsi allucinatoriamente.

Il desiderio di cui parla Freud in questo libro è infantile, ha le sue radici nella sessualità che il bambino non può soddisfare nella realtà ed è costretto a rimuovere nell’inconscio dove tuttavia resta sempre attivo come una molla caricata pronta ad espandersi durante il sogno.

“L’interpretazione dei sogni” permette allora a Freud di dare un’altra scoperta sconvolgente per i benpensanti della sua epoca: il bambino ha desideri sessuali. Sono questi desideri che alimentano in lui la fantasia di avere la mamma tutta per sé escludendo il papà.

Ecco allora che dalla interpretazione dei sogni emerge un’altra scoperta: il “complesso di Edipo”.

E infatti su questo mito che si fondano le dinamiche affettive di ogni nucleo familiare e quindi la scoperta dell’Edipo ha una rilevanza sociale universale che resta tutt’oggi e intorno alla quale ruotano le relazioni umane.

Lo studio dei sogni permette a Freud di intuire il lavoro che la censura compie durante queste esperienze. E un lavoro che consiste nella “condensazione, spostamento, simbolizzazione” e “drammatizzazione”.

Ma che cosa sono questo processi? La “condensazione” permette al sogno di condensare lo spazio e il tempo. Lo “spostamento” permette al sognatore di focalizzare l’attenzione su un oggetto o una persona al posto di un’altra più significativa.

Anche la “simbolizzazione” permette ad un oggetto di essere rappresentato al posto di un altro e può assumere diversi significati in rapporto ai contesti in cui è sognato. La “drammatizzazione” fa sì che ogni sogno diventi la messa in scena di un dramma dove si muovono come attori molti personaggi dell’inconscio.

La finalità del sogno resta per Freud comunque quella di soddisfare un desiderio. Anche i sogni di angoscia rientrano in questa categoria.

Possiamo chiederci: che cosa è rimasto in questi cento anni delle idee di Freud sul sogno? Molte cose sono cambiate poiché la psicoanalisi come altre discipline è andata incontro a profonde trasformazioni teoriche e cliniche.

Ad esempio, non pensiamo più oggi seriamente che il sogno sia solo l’esaudimento di un desiderio. E il contributo di Melanie Klein è stato determinante per cambiare il nostro modo di lavorare con il sogno.

Lo stesso concetto di inconscio, che nasce con “L’interpretazione dei sogni”, ha subito un profondo cambiamento. Esso non è più soltanto il prodotto della rimozione di un desiderio, ma anche il contenitore delle esperienze affettive e dei traumi grandi e piccoli spesso ripetuti che il bambino ha subito nelle sue prime relazioni con i genitori e con l’ambiente in cui è cresciuto.

Non meraviglia allora che il sogno sia diventato il rivelatore più fedele di questa nuova dimensione dell’inconscio.

E poiché è il transfert che riattiva le antiche esperienze dell’individuo, è naturale che il sogno diventi la rappresentazione di queste esperienze e delle difese che il sognatore ha nel tempo organizzato.

Oggi quindi più che ai tempi di Freud, il sogno permette di conoscere i sentimenti, le ansie, le modalità difensive che il paziente vive in quel preciso e fuggevole momento transferale.

Esso acquista significato dunque se può essere elaborato nel contesto della relazione analitica, in un lavoro che non è solo del paziente o solo dell’analista, ma della coppia analitica che cerca di cogliere nel sogno il senso del loro stare insieme in una stanza.

E poiché i personaggi che si muovono nel sogno sono tutti cittadini dell’inconscio, diventa più facile riconoscere le dinamiche con cui questi cittadini riescono a stare in relazione tra loro: in armonia o in conflitto, con amore o con odio, con serenità o con ambivalenze.

Tuttavia questo grande lavoro che Freud e la psicoanalisi  hanno fatto in questi cento anni sul sogno, non avrebbe mai potuto verificarsi se Freud non avesse creato le basi per questo sviluppo e scoperto l’inconscio che resta comunque il promotore di quella esperienza che noi chiamiamo sogno.
Un ultimo punto, ma non certo per importanza. Vorrei ribadire qui che il sogno ed anche il sonno sono stati argomenti di interesse della psicoanalisi molto prima dei neurofisiologi e degli psicologi sperimentali.

Freud, infatti, parla anche di sonno ne “L’interpretazione dei sogni” e considera il sogno come il custode del sonno nel senso che, mentre sogniamo, noi proteggiamo il nostro sonno.

Con circa mezzo secolo di ritardo rispetto a Freud e la psicoanalisi, le neuroscienze si sono occupate di sogno quando è stata scoperta la fase di sonno cosiddetta Rem, cioè caratterizzata da movimenti oculari rapidi e da un’attività elettrica del cervello simile alla veglia.

Gli psicofisiologi hanno dimostrato che nei risvegli che avvengono durante queste fasi Rem si hanno sogni più lunghi e più bizzarri di quelli che si ottengono durante risvegli dalle fasi di sonno al di fuori di quelle Rem. Questa osservazione ha spinto i neuroscienziati ad identificare l’attività cerebrale di queste fasi del sonno con l’evento mentale rappresentato dal sogno.

Ma in questa prospettiva hanno dimenticato l’insegnamento di Freud e la psicoanalisi che il sogno non può essere ridotto soltanto ad un’attività di determinati neuroni e circuiti cerebrali simile negli individui della stessa specie, ma deve essere piuttosto considerato come l’espressione di una storia affettiva e personale diversa da individuo a individuo.

Se le neuroscienze si occupano dei meccanismi neurologici che sottendono il sonno e il sogno, è soltanto la psicoanalisi che è in grado di dare un significato a questa straordinaria esperienza mentale che chiamiamo sogno.”

Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione del testo

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Testo ripreso ed ampliato da un mio articolo pubblicato sulla Guida Sogni Supereva nel novembre 2006

Freud e la psicoanalisi. L’interpretazione dei sogni cent’anni dopo ultima modifica: 2015-02-09T07:00:58+00:00 da Marni