“Se fosse il mio sogno” è la frase che caratterizza la tecnica delle proiezioni personali nel lavoro con i sogni fatto in gruppo. E’ un metodo molto interessante e completo che muove  riflessioni sia nel sognatore che negli  altri partecipanti coinvolti. Una volta sperimentata ed integrata la tecnica, la frase  diventa un utile automatismo, una  parte del proprio approccio personale all’analisi del sogno.

tecnica delle proiezioni personali nel lavoro con i sogni

tecnica delle proiezioni personali nel lavoro con i sogni

L’articolo seguente  è la traduzione di uno scritto  presente sul sito dell’associazione francese ONIROSAssociation française pour l’étude du rêve. Associazione   che studia i sogni le loro influenze  sulla realtà e che tutti gli anni organizza il sogno planetario, un evento diffuso in tutto l’emisfero occidentale che propone un sogno collettivo con un tema sempre diverso e legato all’attualità.

La tecnica delle proiezioni personali nel lavoro con i sogni  è semplice ed immediata ed aiuta le persone ad esser consapevoli della quota di proiezioni  presenti nei propri feedback ad un sogno altrui.

Rendere esplicita questa  consapevolezza, dichiarandola con la frase “Se fosse il mio sogno“, diventa un modo per prendere le distanze  dalle proprie  idee preconcette  e dare il più  possibile un feedback “pulito”.

Ho sperimentato questa tecnica delle proiezioni personali nel mio percorso di counseling e l’ho a mia volta  riproposta nei gruppi di condivisione sogni perchè la trovo  rispettosa delle vulnerabilità del sognatore e  più coinvolgente ed educativa per l’intero gruppo.

E’ quindi una tecnica di lavoro che, come nel  social dreaming, si confronta con l’aspetto collettivo che il sogno assume nel momento in cui viene raccontato in un gruppo. Anche se nessuno vieta di usarla a tu per tu con un amico o un familiare. Ecco quali sono le basi e le tappe fondamentali di questo metodo:

“A differenza degli approcci interpretativi classici, relativi a Freud e Jung per intenderci, la tecnica delle proiezioni personali non si colloca in un quadro strettamente terapeutico, anche se, in virtù della sua dimensione sociale, riveste molto spesso tale ruolo.

Concepita negli anni’70 dallo psichiatra americano Montagne Ullman, l’analisi dei sogni effettuata in piccoli gruppi attraverso il metodo delle proiezioni personali è una forma molto recente di esplorazione onirica che tende a riaffermare la dimensione collettiva e sociale del sogno, evitando la predominanza del singolo interprete e le interferenze interpretative legate alle posizioni teoriche.

Il ruolo del gruppo è aiutare il sognatore senza comprometterne la padronanza del sogno. Sviluppata inizialmente in Svezia e diffusa dal pastore americano Jeremy Taylor, la tecnica delle proiezioni è stata largamente impiegata negli Stati Uniti a partire dagli anni’80.

Tale tecnica si basa fondamentalmente sulle facoltà intuitive. Il suo principio di base è semplice: chiarire il sogno di un’altra persona appropriandosene e proponendo le proprie considerazioni, ossia le proiezioni personali cosicché su un sogno che, allora, diviene oggetto di condivisione.

Le 4 tappe dell’esplorazione  nella tecnica delle proiezioni personali

  1. Prima tappa- piano soggettivo individuale: il sognatore dovrà raccontare il sogno (preferibilmente breve e recente) al presente. Il gruppo ascolta attentamente il suo racconto onirico. Al fine di cogliere il sogno e appropriarsene virtualmente, i membri del gruppo possono chiedere chiarimenti sul suo contenuto, non sul contesto reale.
  2. Seconda tappa-piano soggettivo comunitario: il gruppo si appropria del sogno, per cui ciascuno dei partecipanti sarà invitato a esprimere le proprie proiezioni sulle differenti componenti del sogno. Ciascuno esprime in piena libertà i propri punti di vista, le associazioni e le intuizioni su un sogno che a partire da quel momento gli apparterrà : “Se fosse un mio sogno, penso che…”, ecco una tipica espressione. A quel punto il sognatore prenderà nota degli spunti offerti e, salvo in alcuni casi, non interverrà nel processo di brain-storming effettuato dal gruppo.
  3. Terza tappa-piano soggettivo: il sogno viene restituito al sognatore e diventa spunto per un dibattito. Il sognatore risponde alle domande sul contesto reale del sogno ed esprime il suo parere sulle proiezioni formulate.
  4. Quarta tappa-piano interiettivo: il gruppo aiuta il sognatore a collocare le proiezioni emerse dal suo sogno nel contesto della realtà.

Due regole fondamentali nella tecnica delle proiezioni personali:

  • Il carattere confidenziale delle informazioni personali espresse al momento dell¹esplorazione del sogno;
  • La padronanza del sogno da parte del sognatore: questi è libero di rispondere o meno alle domande che gli saranno poste, così come può decidere di interrompere l’esplorazione quando ne abbia voglia.”

Articolo tratto da Tecniche essenziali dell’esplorazione onirica  gentilmente concesso da ONIROSAssociation française pour l’étude du rêve.

Usando la tecnica delle proiezioni personali nel lavoro con i sogni con la sua frase cardine “se fosse il mio sogno” ci si allena a prestare maggiore attenzione all’altro e maggior attenzione al racconto del sogno, ma sopratutto si diventa più sensibili, in grado di cogliere ogni sfumatura delle proprie emozioni senza trasformare ciò che si sente in ipotetici significati da condividere.

Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione del testo

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Se fosse il mio sogno. Tecnica delle proiezioni personali nel lavoro con i sogni ultima modifica: 2014-11-14T07:00:39+01:00 da Marni