Un  nuovo approccio  affascinante e “musicale” al lavoro con i sogni? I sogni svelati dalla musica? Sembra sia possibile con il Musical Dreamwork, metodo nato dalla professionalità e dall’esperienza del Dott.Giuseppe Bianco che, per la prima volta, viene proposto e spiegato nelle sue caratteristiche generali, obiettivi e ambiti di applicazione. L’articolo tratta il tema della connessione terapeutica che si crea fra musica e sogno e riporta fedelmente la presentazione del metodo così come il suo autore lo ha concepito.

musical dreamworkMusical Dreamwork è una tecnica di lavoro con i sogni che utilizza la musica e il fare musica per creare un ponte con l’inconscio.

E’ il corrispondente musicale di altre tecniche Dreamwork che utilizzano arte, disegno, pittura, imagery. Nel Musical Dreamwork la musica con il suo potere evocativo fa da filtro fra mente conscia ed inconscia facilitando l’emergere di contenuti onirici, favorendo associazioni e connessioni in un percorso simile all’attualizzazione del sogno che si ottiene con il rientro guidato nei sogni.

Fautore di questo metodo è il musico-terapeuta Dott. Giuseppe Bianco che ha messo a punto un sistema grazie al quale, anche chi ha difficoltà a verbalizzare il proprio sogno o ricordare particolari e sensazioni, può ugualmente proporlo come materiale di lavoro e beneficiare dei contenuti che grazie al Musical Dreamwork possono emergere durante le sedute.

[bctt tweet=”Nel Musical Dreamwork la musica con il suo potere evocativo fa da filtro fra mente conscia ed inconscia “]

Riporto di seguito la descrizione del lavoro così come lo ha concepito il Dott. Bianco che mi ha gentilmente permesso di pubblicarlo:

Musical Dreamwork a cura di Giuseppe Bianco

1.  Definizione

Musical Dreamwork è una metodologia terapeutica basata sulla rivisitazione musicale dei contenuti onirici.

2.  Caratteristiche generali

L’utilità e la specificità del Musical Dreamwork riflettono le potenzialità evocative, organizzative e rappresentative del linguaggio musicale. L’integrazione degli eventi nel complesso delle associazioni avviene sul piano fonosimbolico, seguendo una logica affettivo-associativa piuttosto che verbale-razionale, la cui azione è indipendente dalla consapevolezza sebbene non incompatibile con essa.

E’ la musica che opera, rappresentando e ri-strutturando i materiali forniti dal sogno, organizzando e comunicando ciò che nel sogno si presenta disgregato e inesprimibile.
La strategia consiste nel cercare nel sogno quanto vi sia di emotivamente carico e che rinvii a conflitti non risolti per affidare il materiale psichico alla musica e al suo potere organizzativo ed espressivo.

Sebbene la rappresentazione musicale come atto fisico del fare musica produca
effetti immediati di allentamento della tensione ed un senso di gratificazione collegato alle
caratteristiche strutturali del materiale prodotto, il riscontro terapeutico del Musical Dreamwork è destinato ad emergere gradualmente nel corso del processo interpersonale.

3.  Obiettivi

L’obiettivo generale della terapia consiste nell’individuazione e nel superamento degli ostacoli che impediscono la piena evoluzione delle potenzialità individuali e la conseguente realizzazione delle mete personali. Gli obiettivi specifici, legati alle situazioni soggettive correlate a un vasto rango di sintomi, emergono quindi nel corso del trattamento e vengono perseguiti progressivamente.

4.  Ambiti di applicazione

Musical Dreamwork può essere declinato in setting individuale o di gruppo. É inoltre possibile condurre l’elaborazione musicale a coppie laddove questa dimensione, anche al di fuori dell’ambito coniugale, rivesta importanza rispetto a specifici obiettivi di tipo creativo (ad esempio: coppie artistiche o professionali).

L’esposizione preliminare del materiale onirico presuppone una sufficiente capacità di espressione verbale. Inoltre è necessario che la struttura della personalità sia coesa a un punto tale da permettere una consapevole distinzione tra sonno, veglia, immaginazione ed esperienza allucinatoria.

Per tali ragioni, la terapia è principalmente rivolta alla rimozione di quegli ostacoli che sono alla base dei disagi psichici riconducibili a quadri clinici nevrotici (sindromi ansioso depressive, attacchi di panico, fobie, ossessioni…) ed in generale a tutte le condizioni di sofferenza psichica vissute silenziosamente anche a livello sintomatico.

Il sostegno alla donna in gravidanza-puerperio, il trattamento del disagio sociale, dei problemi del reinserimento così come quelli legati alla detenzione carceraria e alla lungodegenza ospedaliera, costituiscono ulteriori ambiti di applicazione del Musical Dreamwork.

5.  Seduta introduttiva

Il primo incontro tra gli elementi del binomio terapeutico avviene in ogni caso sul piano strettamente musicale. Per questa ragione è prevista una seduta dedicata esclusivamente all’improvvisazione, nella quale trova spazio la reciproca manifestazione della musicalità individuale.

Il terapeuta vive questo incontro ponendosi in una condizione di ascolto
generalmente riconducibile al modello dell’attenzione fluttuante descritto da Freud
e applicando gli specifici criteri diagnostici che ha stabilito di adottare in base ai
differenti ambiti di applicazione e ai relativi contesti socioculturali.

Musical Dreamwork, inteso come approccio terapeutico, resta infatti aperto a differenti metodologie di accertamento.

La procedura conclusiva di questo primo incontro in musica è un breve colloquio
sulle abitudini notturne e sull’attività onirica del destinatario. In vista della
prossima seduta gli viene chiesto di riportare alla memoria un sogno, recente o
passato, anche costituito da pochi elementi.

Vengono poi suggerite semplici tecniche di mnemotecnica onirica basate su accorgimenti molto poco invasivi rispetto alle abitudini che circondano il sonno, e di provare a vivere il riposo notturno come fonte di indicazioni, oltre che di rigenerazione e ristoro, cominciando a osservare i rituali che precedono l’addormentamento.

6.  Struttura della seduta

Musical Dreamwork si divide in tre procedure distribuite nell’arco di circa sessanta minuti.

La fase iniziale è destinata all’esposizione verbale del contenuto onirico, alle associazioni ed amplificazioni relative, ed alla rievocazione del vissuto del sognatore. Il soggetto seleziona con il terapeuta gli elementi sui quali focalizzare l’attenzione ed estrae da questi i contenuti emotivi da rappresentare in musica.

La fase centrale del lavoro, che impegna circa i tre quarti della durata totale, è dedicata alla rappresentazione musicale dei contenuti emotivi del sogno. Il soggetto esegue da una a tre diverse improvvisazioni, da solo o accompagnato.

La suddivisione interna dello spazio musicale è affidata al terapeuta, il quale la stabilisce in base alle necessità di rappresentazione e strutturazione dei nodi problematici evidenziati nella prima fase.
Sono possibili fino a quattro performances musicali delle quali viene effettuata la registrazione audiovisiva.

L’ultima parte della seduta è dedicata al confronto tra l’elaborazione musicale del vissuto onirico – la performance sonora – e la matrice emotiva emersa in apertura. E’ un momento di concentrazione sulle sensazioni legate alla produzione musicale. In alcuni casi terapeuta e paziente ascoltano insieme brani della registrazione (fase nella quale si verifica uno scambio di messaggi non verbali sul piano mimico-posturale-prossemico).

L’incontro si conclude con un breve dialogo in cui possono riscontrarsi significative differenze, sul piano verbale, tra il racconto iniziale del sogno ed i commenti successivi all’elaborazione musicale dei sentimenti che lo sottendono.

7.  Disposizione dello spazio terapeutico

La stanza ospita due comode poltrone rivolte verso il centro, ovvero la zona in cui sono posizionati gli strumenti. Questi sono disposti in base alle esigenze del trattamento specifico.
La luce proviene dalle spalle ed illumina lo strumentario.

Gli strumenti musicali sono anzitutto evocativi per la loro forma. Nelle culture tradizionali, le leggi acustiche in base alle quali gli strumenti musicali vengono costruiti sono in perfetta sintonia con l’ordine sovrarazionale che le ha espresse, riflettendolo, tramite un codice tecnico, nella forma fisica conferita ai corpi risonanti.

Analogamente, l’aspetto estetico delle simbologie decorative rimanda
tramite un codice artistico a quello stesso sistema originario. In ogni caso, anche al di fuori dei contesti tradizionali, essi posseggono caratteristiche morfologiche e strutturali che producono associazioni sinestesiche.

Mentre si lavora sulle emozioni legate al sogno, essi si stagliano nello spazio antistante come corde vocali pronte a vibrare, ad emettere il suono più adatto alle istanze comunicative che attraverso l’analisi onirica si aprono all’elaborazione musicale, ovvero alla loro ri-organizzazione in musica.

8.  Strumenti musicali

Lo strumentario è molto ampio ed accessibile, pre-selezionato in base alle caratteristiche del paziente e del trattamento programmato. Sono disponibili strumenti armonici, come il pianoforte e la chitarra, così come una vasta gamma di percussioni tradizionali a membrana e a lamine.

La scelta dello strumento è già una presa di posizione forte, autonoma, un progetto espressivo carico di intenzione. In tutte le circostanze in cui la coppia Musical Dewamwork è impegnata nella performance, lo strumento scelto dal paziente è per il terapeuta uno stimolo al quale rispondere in tempo reale con una scelta ulteriore.

É un elemento fondamentale della ricostruzione simbolica del vissuto onirico in musica, dal momento che le caratteristiche degli strumenti che verranno suonati connoteranno intimamente la materia stessa dell’elaborazione musicale del sogno.

“Il sogno non è paragonabile al suono discordante di uno strumento musicale percosso da un tocco estraneo anziché dalla mano del suonatore (…)”
(Freud, L’interpretazione dei sogni, 1899, p. 121).

Giuseppe Bianco Copyright © Vietata la riproduzione del testo

Il Dott. Giuseppe Bianco è laureato in DAMS Musica all’Università di Bologna.
Diplomato in Musicoterapia presso la Scuola di Specializzazione Giovanni Ferrari di Padova,
istituto associato a Universitè Europèenne Jeann Monnet, è iscritto presso la Federation Europèenne des Ordres Professionels – Specialistes en Disciplines Psychologiques.
Ha svolto attività di docenza presso l’Istituto MEME di Reggio Emilia – Modelli di musicoterapia e Prassi clinica in MT – e presso la Scuola Elementare Valeri (Ve ) – conducendo laboratori di Educazione del senso ritmico nel percorso di aggiornamento didattico “Insieme tra le note”.
Suona la batteria in contesti teatrali, jazzistici e legati all’improvvisazione.

Giuseppe Bianco Musicoterapia

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Marzia Mazzavillani Copyright © Vietata la riproduzione del testo

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Musical Dreamwork. I sogni svelati dalla musica ultima modifica: 2016-03-04T07:00:30+02:00 da Marni